Vai allo
SPORT
IP

team

News

Diritto d’autore: lo schema di regolamento dell’Agcom e i contenuti online

La consultazione pubblica indetta dall’Agcom lo scorso 25 luglio sui contenuti dello schema di regolamento di cui alla delibera 452/13/CONS in tema di diritto d’autore è giunta al termine. Si attende adesso che ne siano resi noti gli esiti. Il tema è sicuramente scottante, posto che si tratta di bilanciare interessi fortemente contrapposti: da un lato la libertà della rete e la libertà di espressione degli utenti intesa nel senso più ampio, e dall’altro la necessità di tutelare i diritti dei soggetti legittimati sui contenuti digitali. Il problema centrale sta nel fatto che l’attuale regolamentazione e relativa interpretazione non consentono di creare il giusto contemperamento tra tali interessi, oscillando tra soluzioni estremamente rigorose e restrittive e soluzioni del tutto inefficienti in punto di tutela. Sebbene lo schema proposto dall’Agcom contenga, ancora una volta, profili discutibili e immancabili incongruenze, si apprezzano alcuni aspetti positivi, tra cui: - l’esclusione degli utenti finali, ossia dei downloader, dall’ambito soggettivo del regolamento; - lo sviluppo di forme di autoregolamentazione da parte degli internet service provider per incentivare e promuovere l’offerta legale dei contenuti digitali; - l’esclusione degli onerosi obblighi di filtraggio preventivo da parte degli internet service provider; soluzione che riflette peraltro l’orientamento giurisprudenziale della Corte di Giustizia dell’Unione Europea; - la previsione di un intervento mirato dell’internet service provider per la rimozione dei contenuti nelle ipotesi di richiesta da parte del titolare dei diritti; - la previsione dell’intervento dell’Agcom nelle sole ipotesi in cui l’internet service provider non abbia provveduto alla rimozione dei contenuti illegittimi. Pur rinviando un esame più approfondito del testo del regolamento ad un momento successivo, ossia all’eventuale definitiva approvazione dello stesso, intanto prendiamo atto del tentativo di un approccio alla materia più equilibrato e costruttivo rispetto al passato. Almeno nelle intenzioni.

Diritto all'immagine ed eventi pubblici

La Suprema Corte ha rigettato il ricorso proposto avverso la sentenza della Corte di Appello di Roma del 30 luglio 2007 confermando così la decisione della Corte territoriale circa la non sussistenza del diritto al risarcimento del danno per la divulgazione non autorizzata della propria immagine in capo a colui che venga ripreso in relazione a eventi di rilevanza pubblica (nella specie, il Gay Pride) intendendosi quale "evento" anche quegli episodi che pur non integrando in sé l'evento si ricolleghino ad esso in modo inequivocabile.
La Suprema Corte ha altresì precisato che, in ogni caso, la sussistenza di un interesse pubblico alla divulgazione dell'immagine non legittima una divulgazione lesiva del'onore e del decoro della persona. Nella vicenda in oggetto, però, trattandosi di una ripresa televisiva di brevissima durata riguardante una folla anonima di soggetti e destinata a fare da mero sfondo al servizio televisivo, non può reputarsi dimostrato che la divulgazione della stessa sia avvenuta con modalità lesive della dignità del soggetto o, comunque, che sia stata associata ad un evento ed ad un costume sessuale a quest'ultimo estraneo.

Corte di giustizia: ritrasmissione di opere protette e comunicazione al pubblico

Recentemente la Corte di Giustizia si è pronunciata sulla controversa qualificazione della ritrasmissione di opere radiodiffuse su internet e sulla nozione di comunicazione al pubblico.
Il diritto d'autore nella società dell'informazione è disciplinato, a livello comunitario, dalla direttiva 2001/29/CE, il cui obiettivo consiste nell'apprestare un elevato grado di tutela in favore degli autori, stabilendo che la comunicazione al pubblico delle loro opere debba essere dagli stessi autorizzata.
Tuttavia la direttiva non chiarisce in maniera efficace ed esaustiva la nozione di comunicazione al pubblico; ciò che impone, dunque, una ricostruzione della stessa in via interpretativa.
La Corte, sul punto, osserva che la comunicazione al pubblico ricorra ogni qualvolta vi sia una trasmissione o ritrasmissione delle opere protette ad un pubblico indeterminato non presente nel luogo in cui essa ha origine, con la precisazione che può trattarsi si trasmissione o ritrasmissione su filo o senza filo, inclusa la radiodiffusione televisiva terrestre.