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La prescrizione dell'azione disciplinare all'esame delle Sezioni Unite

Alle Sezioni Unite l'importante questione giuridica realativa ai rapporti tra i termini prescrizionali previsti rispettivamente dagli artt. 45 C.G.S. CONI e 25 C.G.S. FIGC.
La Quinta Sezione della Corte Federale d'Appello con ordinanza del 5 Agosto 2015, in Comunicato Ufficiale n. 012/CFA (2015/2016), ha, infatti, ritenuto la questione di particolare rilevanza giuridica e tramesso al Supremo Collegio l'interpretazione nomofilattica di quest'ultima. 

In Tribunale Federale Nazionale ritiene legittimo il "tetto delle rose”

l Tribunale Federale Nazionale – Sezione Disciplinare - con decisione in CU N°32/2015 ha respinto i ricorsi presentati da Umberto Calcagno e Damiano Tommasi, in qualità di consiglieri federali, per l’annullamento della delibera del Consiglio Federale del 20/11/2014 “con cui è stata approvata la norma, comunemente qualificata tetto delle rose”.
Il TFN ha infatti ritenuto, nel merito, che la predetta normatia non sia contraria alla Legge, allo Statuto CONI, ai principi fondamentali del CONI, allo Statuto ed ai regolamenti delle Federazioni. A dire del TFN la norma ha una ratio meritevole di tutela in quanto mira a "favorire lo sviluppo e la crescita dei calciatori under 21, tanto da inserirsi a pieno titolo nel processo di sviluppo del calcio giovanile, particolarmente avvertito dagli organismi più rappresentativi a livello internazionale, FIFA ed UEFA, senza voler per questo discriminare o penalizzare i calciatori più avanti nell’età (gli over 21), per i quali, già presenti nelle rose nel numero massimo di 25, è tra l’altro e non a caso prevista un’ampia possibilità divariazione (commi 4 e ss. della normativa) e quindi di ampliamento della possibilità di loro utilizzazione". Il TFN afferma poi che non si possa "fondatamente sostenersi che la normativa impugnata si ponga in contrasto con il Decreto Lgs. 9 luglio 2003 n. 216, in tema di attuazione della Direttiva 2000/78/CE per la parità di trattamento in materia di occpazione e di condizioni di lavoro. A tal rigaurdo il Giudicante ha motivato infatti la norma federale tutela pienamente il diritto di accesso al lavoro così come previsto dalla normativa statale, confermandolo in capo agli over 21 efavorendolo per gli under 21, a tal punto da risultare in armonia con la stessa norma statale nella parte in cui non considera atti discriminanti quelle differenze di trattamento, legate anche all’età, che, per la natura dell’attività lavorativa o per il contesto in cui essa viene espletata, costituiscono un requisito essenziale e determinante per lo svolgimento dell’attività medesima, come è nel caso in esame.

 

Le sezioni unite della Corte Federale D'Appello accolgono il ricorso della Reggina

Le Sezioni Unite della Corte Federale D'Appello, con dispositivo in CU 23 del 3.2.2015, hanno annullato la decisione del Tribunale Federale Nazionale che aveva irrogato la sanzione di 4 punti di penalizzazione alla Reggina Calcio e inibizione di 6 mesi al Signor Ranieri, per mancato pagamento degli emolumenti nei termini fissati dalle disposizioni federali. C'è grande attesa per le motivazioni della sentenza in quanto al vaglio nomofilachico della Corte vi erano due questioni di rilevante interesse ovverosia: a) una questione  processuale circa l'entrata in vigore dei termini di estinzione di cui al nuovo Codice di Giustizia Sportiva; b) una questione di merito in ordine all'equiparabilità  dei c.d. "incentivi all'esodo" agli emulomenti. Secondo alcune fonti giornalistiche la Corte si sarebbe espressa su quest'ultimo punto riformando la decisione di primo grado secondo cui "ogni pagamento compiuto in favore di tesserati comuque connesso all'itercorso rapporto, anche a prescindere dai tempi di erogazione concordati in sede di risoluzione del rapporto, deve essere eseguito nel rispetto degli obblighi normativi previsti per il versamento sia degli emolumenti sia degli accessori di Legge". Se così fosse si tratterebbe di un precedente "dirompente" per l'ordinamento sportivo che priverebbe di tutela ai lavoratori sportivi e dovrebbe quindi indurre la FIGC a rivedere la formulazione della norma.