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Corte di giustizia: ritrasmissione di opere protette e comunicazione al pubblico

Recentemente la Corte di Giustizia si è pronunciata sulla controversa qualificazione della ritrasmissione di opere radiodiffuse su internet e sulla nozione di comunicazione al pubblico.
Il diritto d'autore nella società dell'informazione è disciplinato, a livello comunitario, dalla direttiva 2001/29/CE, il cui obiettivo consiste nell'apprestare un elevato grado di tutela in favore degli autori, stabilendo che la comunicazione al pubblico delle loro opere debba essere dagli stessi autorizzata.
Tuttavia la direttiva non chiarisce in maniera efficace ed esaustiva la nozione di comunicazione al pubblico; ciò che impone, dunque, una ricostruzione della stessa in via interpretativa.
La Corte, sul punto, osserva che la comunicazione al pubblico ricorra ogni qualvolta vi sia una trasmissione o ritrasmissione delle opere protette ad un pubblico indeterminato non presente nel luogo in cui essa ha origine, con la precisazione che può trattarsi si trasmissione o ritrasmissione su filo o senza filo, inclusa la radiodiffusione televisiva terrestre.

Diritto all'immagine ed eventi pubblici

La Suprema Corte ha rigettato il ricorso proposto avverso la sentenza della Corte di Appello di Roma del 30 luglio 2007 confermando così la decisione della Corte territoriale circa la non sussistenza del diritto al risarcimento del danno per la divulgazione non autorizzata della propria immagine in capo a colui che venga ripreso in relazione a eventi di rilevanza pubblica (nella specie, il Gay Pride) intendendosi quale "evento" anche quegli episodi che pur non integrando in sé l'evento si ricolleghino ad esso in modo inequivocabile.
La Suprema Corte ha altresì precisato che, in ogni caso, la sussistenza di un interesse pubblico alla divulgazione dell'immagine non legittima una divulgazione lesiva del'onore e del decoro della persona. Nella vicenda in oggetto, però, trattandosi di una ripresa televisiva di brevissima durata riguardante una folla anonima di soggetti e destinata a fare da mero sfondo al servizio televisivo, non può reputarsi dimostrato che la divulgazione della stessa sia avvenuta con modalità lesive della dignità del soggetto o, comunque, che sia stata associata ad un evento ed ad un costume sessuale a quest'ultimo estraneo.

Cloud computing: cenni sugli aspetti legali

Il Cloud computing consiste nella possibilità di memorizzare, archiviare ed elaborare dati impresante l’uso di risorse informatiche virtualizzate. Pur potendosi distinguere tra infrastrutture provate e pubbliche, ciascuna dotata di proprie peculiarità, è possibile individuare dei tratti comuni alle diverse piattaforme. In particolare, i dati non risiedono fisicamente nell’ambiente informatico del fruitore bensì nel server del provider e ad essi può accedersi unicamente via internet; inoltre la medesima piattaforma può contenere dati di diversi utenti, il che implica tra l’altro la necessità di sistemi di sicurezza adeguati che garantiscano il più elevato livello di protezione e riservatezza. Il cloud presenta evidenti vantaggi per i fruitori, rappresentati oltre che dalla possibilità di accedere ai dati dal web, anche dalla disponibilità di ampi spazi di memoria e dalla possibilità di conferire a terzi l’incarico di gestire i propri i dati, in un’ottica di esternalizzazione delle attività aziendali. Accanto agli indiscutibili vantaggi, il cloud presenta anche alcuni rischi, rappresentati innanzitutto dall’effettiva garanzia di disponibilità e accessibilità dei dati che dipende in primo luogo dalla qualità dei servizi di connessione (tematica che si ricollega tra l’altro all’annosa questione della diffusione della banda larga) oltre che dal grado di affidabilità della piattaforma; affidabilità che è richiesta anche in considerazione di un ulteriore rischio, connesso alla protezione dei dati in termini di integrità e sicurezza dei medesimi, anche sotto il profilo della riservatezza. Tale ultimo aspetto rileva peraltro non solo in relazione alla tutela dei dati del fruitore, ma anche in relazione ad eventuali dati di terzi da quest’ultimo detenuti e rispetto ai quali il provider deve assumere un ruolo attivo di tutela. Deve peraltro rilevarsi che alcune perplessità sollevate in relazione al fenomeno del cloud derivano anche da una carenza, allo stato attuale, di una normativa che regoli adeguatamente l’uso di tale tecnologia. In assenza di un quadro normativo esaustivo, diventa dunque indispensabile affidarsi ad una regolamentazione contrattuale completa ed efficace che consenta al fruitore del servizio di godere di un adeguato livello di tutela. Il regolamento contrattuale dovrà recare, infatti, indicazioni dettagliate in merito agli standard del servizio di cloud e alle relative garanzie e responsabilità del provider specialmente in relazione a qualità, sicurezza e riservatezza. Fondamentale, in tale ottica, anche l’individuazione del luogo di conservazione dei dati, al fine di determinare la legge applicabile; problema peraltro particolarmente sentito in considerazione del continuo flusso di dati tra soggetti diversi, come avviene per esempio nell’ipotesi in cui il fornitore del servizio conferisca a terzi l’incarico di conservare parte dei dati acquisiti. Quelli riportati, naturalmente, sono solo pochi cenni di un tema ben più complesso e articolato, ma pongono in evidenza, anche tenuto conto dell’innovatività di tale servizio e delle lacune normative in materia, la necessità di regolamentarne la fruizione sulla base di parametri contrattuali ben definiti.